Un album di carte  

 Linda Giuva

                                                                                                         Arezzo, 9 maggio 2007

 

Il 9 maggio del 1978 una telefonata segnalava la presenza del corpo senza vita di Aldo Moro nel bagagliaio di un Renault 4 rossa, in via Caetani tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù. Terminavano in modo tragico, cosi come drammaticamente erano cominciati, i lunghi giorni del rapimento del presidente della Dc Robert Katz era a Roma. Vi viveva dal 1964 con la moglie Beverly e i due figli. Era stato profondamente colpito da quegli eventi. Così scrive in un appunto autobiografico:

 Fui scosso dai miei sogni una strana mattina di marzo del 1978, quando, durante il solito percorso verso il mio studio, fui sopraffatto da una tempesta di macchine urlanti della polizia, autoambulanze, elicotteri sopra la mia testa. Qualche momento dopo appresi dalle persone in strada che Moro, il più potente uomo italiano, era stato rapito nelle vicinanze e i cinque uomini della sua scorta erano stati uccisi dalla BR. Roma cadde in un silenzio mortale, l’Italia anche.

 Aveva seguito con ansia e angoscia, come moltissimi cittadini comuni, le vicende e il dibattito politico di quei giorni.

L’emozione e lo sdegno spinsero Robert Katz sulla strada della ricerca, dell’analisi e della comprensione di quello che era successo; lo scrittore utilizzò l’abilità accumulata in anni di indagini storiche e giornalistiche per approfondire quanto era accaduto.

Andò in giro a raccogliere testimonianze, a chiedere interviste; lesse e rilesse la stampa di quei giorni; prese appunti, compilò diari di lavoro.

 

E andò in America a cercare negli archivi della Fbi, Cia, Dipartimento di Stato, informazioni e documenti accumulati oltreoceano.

In questi archivi moltissimi documenti erano e sono classificati con vari livelli di segretezza, secondo le modalità stabilite dagli executive order emanati dai presidenti. Ma fu ed è possibile consultare anche i documenti classificati facendo ricorso al Freedom of information Act (Foia)[1].

Katz fece richiesta attraverso il Foia di consultare i documenti relativi a Moro ma i materiali arrivarono troppo tardi e quindi non poterono essere utilizzati per la scrittura del libro.

 

Il libro era Days of Wrath, pubblicato in lingua inglese nel 1980, in italiano nel 1982 (I giorni dell’ira), dal quale sarà tratto il film di Giuseppe Ferrara Il caso Moro con Gian Maria Volontà, nel 1987.

 

Di quei giorni, dei giorni dell’ira appunto, Katz conservò lettere, interviste, appunti, diari, le varie stesure del suo lavoro, la successiva elaborazione per il film, e ovviamente la documentazione proveniente dagli archivi americani.

Si tratta di circa 2000 pagine di documenti che coprono un periodo che va dal 1964 al 1980. Quindi non riguardano solo i giorni del rapimento e della morte, ma testimoniano l’interesse con il quale l’amministrazione americana seguiva le vicende e le opinioni dello statista italiano.

Sono ovviamente copie su diversi supporti: fotocopie, pellicole di microfilm e microfiche, tecnica di riproduzione molto in uso negli Stati Uniti fino a qualche anno fa.

 

Tutta la documentazione prodotta e sapientemente raccolta fa parte dell’archivio che Robert Katz, consapevole della sua importanza, ha generosamente donato al comune di Pergine nel 2006, rendendo così possibile la consultazione pubblica.

 

Ma nell’archivio di Katz c΄è molto di più.

 

Nell’archivio c’è soprattutto Robert, le sue vicende biografiche, le sue molteplici attività, le sue relazioni professionali e personali, i suoi interessi.

 

Katz nasce a New York nel 1933. Mette piede per la prima volta in Italia nel 1964, otto settimane dopo l’assassinio di Kennedy. Arriva a Roma con Beverly, senza lavoro. Scrittore di qualche novella, mentre si guardava intorno per cercare lavoro, rimane colpito dai manifesti che affollavano i muri di Roma a commemorazione del ventesimo anniversario delle Fosse Ardeatine: 335 innocenti ammazzati dai nazisti come rappresaglia all’attentato di via Rasella. I dibattiti più politici che storici, che circondavano l’evento; le domande ancora irrisolte (chi diede l’ordine, esisteva una possibilità per impedirlo) spingono il giovane Katz ad indagare, a ricercare fonti e testimonianze inedite, a ricostruire la storia di un dramma durato 40 ore.

Nasce così l’incontro “fatale” con la storia d’Italia. Un incontro intriso di passione politica, di curiosità intellettuale, di simpatia umana che farà di Katz un attento conoscitore delle vicende italiane. Un incontro che ha reso il rapporto di Katz con il nostro paese irreversibile.

Nonostante le difficoltà economiche che spingono la famiglia a ritornare in America, Katz non rinuncia a realizzare la sua idea inseguendo nazisti, frequentando archivi segreti e luoghi dove una volta era scorso il sangue. Nasce così la prima opera importante: Death in Rome vede la luce in lingua inglese nel 1967. Il libro ebbe una grande risonanza mondiale soprattutto a causa di un punto che occuperà la scena per molto tempo: il ruolo svolto dal Vaticano e dal papa Pio XII. Un’interpretazione che procurerà a Robert onori e oneri dal momento che la sua fama internazionale sarà segnata per molto tempo anche dalla lunga disputa giudiziaria che lo contrapporrà in Italia agli eredi di papa Pacelli.

 

Morte a Roma sarà pubblicato in italiano qualche mese dopo. La famiglia Katz si trasferisce a Roma in un appartamento vicino Piazza del popolo. La loro casa diventò uno dei punti di riferimento di molti americani democratici che in quegli anni manifestavano anche in Italia l’opposizione alla guerra in Vietnam. Americani che si erano trasferiti in Italia, vittime del clima della guerra fredda e del maccartismo, molti intellettuali, scrittori e artisti giovani, che avevano preferito lasciare gli Stati Uniti ed autoesiliarsi.

Gli anni tra il 1967 e il 1973 trascorrono in un clima intellettuale vivo ed eccitante.

Nel 1970 vi fu un incontro importante: George Cosmatos, già famoso regista di Hollywood (Rambo, Cobra), chiese a Katz di poter trasformare il suo libro in un film. Vi erano già stati altri tentativi di portare sul grande schermo Death in Rome senza alcun risultato a causa della controversia con il Vaticano. Ma Cosmatos fu determinato, il cast eccezionale (Richard Burton, Marcello Mastroianni), la produzione solida (Ponti), Katz alle prese con la scenografia. Il film, Rappresaglia, uscì nel 1973 e fu un successo. Un successo che ebbe come costo quello di rinfocolare le polemiche da parte del Vaticano. Katz, insieme a Cosmatos e a Ponti, fu accusato di vilipendio e calunnia e subì un processo che durò 10 anni e che vide diversi colpi di scena (la condanna, l’assoluzione, l’annullamento per vizio di forma, nuove prove e documenti che fecero molto scalpore sulla stampa) fino alla soluzione finale, tutta italiana, della Corte di cassazione che annullò la sentenza di condanna affermando che il reato era stato oggetto di una amnistia precedente al 1970.

 

Ancora un evento casuale segnò l’incontro (anche quello definitivo) di Katz con la Toscana. Ancora una volta galeotta fu un’immagine. Questa volta non un manifesto sui muri di Roma ma una foto di vecchi muri, quelli di casali toscani in vendita. Casa Aglioni diventò proprietà dei Katz che scoprirono però, di non essere i soli stranieri su queste terre. Altri americani, pittori, scultori, architetti, giornalisti, commercianti di arte, alcuni già conosciuti a Roma, abitavano o vennero ad abitare nel giro di poco tempo, nella piccola Arno Valley. Una tendenza che si stava verificando anche in altre parti della Toscana o della vicina Umbria. Una tendenza che portò a soprannominare la zona Chiantishire.

 

Gli anni settanta furono molto produttivi per Robert. Se da una parte continua il suo lavoro investigativo nel passato italiano (Sabato nero sulla deportazione ad Auschwitz da parte dei nazisti degli ebri di Roma), dall’altra produce romanzi come Cassandra Crossing che, grazie a Cosmatos ed ad un cast d’eccezione (Sophia Loren, Burt Lancaster, Ava Gardner), diventerà anche questo, un film di successo internazionale.

 

Intanto Katz aveva superato i 40 anni, due figli. Roma continua a essere un polo di attrazione. Affitta una casa a Trastevere: forse perché vicino al carcere di Regina Coeli dove temeva di finire per scontare la pena richiesta dal primo processo; forse perché in quegli anni Trastevere è un quartiere dove viveva una popolazione internazionale di intellettuali. Ma il clima politico è cambiato. Sono gli anni di piombo. Per molti americani fu la fine di una “magnifica bolla” (rapimento e mutilazione nel 1972 di Paul Getty e qualche anno dopo l’uccisione di una giornalista americana nell’attentato a Fiumicino). E poi il rapimento e l’uccisione di Moro e dei cinque uomini della sua scorta.

 

I profondi cambiamenti sociali degli anni settanta, lo sgretolamento della comunità americana in Roma, segnano la fine di un ciclo storico e personale. Robert e Beverly decidono di trasferirsi definitivamente in Toscana così come altri loro amici faranno raggiungendo l’Umbria e Todi.

Dalle dolci colline toscane Katz continuerà a occuparsi di storia italiana con gli ultimi suoi lavori (Dossier Priebke: anatomia di un processo, 1997; Roma città aperta, 2003), affinando, anche attraverso l’insegnamento di giornalismo investigativo che ha tenuto per molti anni presso l’università di Los Angeles, le tecniche della ricerca che avevano sorretto negli ultimi decenni il suo lavoro storiografico e civile.

 

Nel suo archivio c’è tutto questo: ci sono i documenti sugli ebri romani e c’è Hollywood; c’è la tragedia delle Fosse Ardeatine e c’è la Dolce Vita romana; ci sono i dibattiti di casa nostra e le opinioni della comunità americana in Italia; è un album di ricordi cartacei o digitali, che fissano momenti, emozioni, volti, nello sforzo di sfuggire all’oblio ed ai chiaro-oscuri della memoria individuale. Scatole di foto, cassette, fotocopie, lettere, interviste, appunti e quaderni che hanno attraversato i continenti, che sono sopravvissuti ai traslochi e ai mille accidenti della vita quotidiana che minano banalmente ma inesorabilmente la trasmissione del ricordo. Katz ha caparbiamente lavorato affinché il materiale che aveva prodotto, ricevuto, accumulato non si sperdesse. Ha combattuto anche contro infidi e potenti avversari quali le tecnologie informatiche assicurando una lunga vita alle sue e mail, che R ha cominciato a usare sin dalla metà egli anni settanta, grazie a processi di migrazione tecnologica effettuati periodicamente.

E’ stato scritto che gli archivi di persona sono “specchi di carta”, sono “evidence for me”, come li ha definiti un’archivista australiana. Questo significa che nella raccolta e nella conservazione dei documenti che una persona fa nel corso della sua vita c’è qualcosa che richiama il processo di scrittura autobiografico.

Gli 80.000 documenti (inclusa la corrispondenza e i diari), le 150 audiocassette (interviste), la cospicua raccolta di fotografie, giornali e riviste, i 100 filmati, i 300 film e sceneggiature sono lo sguardo di Robert, uno sguardo americano appunto, ad alcune vicende del nostro paese.

 


[1] Il Foia è una legge federale, emanata nel 1966 e emendata nel 1974, 1976, 1986, 1996, che riconosce a tutti, americani e stranieri, il diritto di accesso anche ai documenti classificati. Il Foia stabilisce le procedure di richiesta, i tempi, le autorità preposte, competenze delle agenzie e del Nara, possibilità di ricorso dei cittadini in caso di rifiuto o di non soddisfacente motivazione per il rifiuto della richiesta. Si applica solo ai documenti delle amministrazioni esecutive del governo federale e ad alcuni documenti presidenziali. Il Foia prevede 9 categorie di informazioni che non possono essere declassificate.

Il sistema nazionale di classificazione e di declassificazione viene stabilito con gli Executive Order presidenziali. Il più aperto è quello vigente di Clinton 12958 del 1997 che ha incrementato i processi di declassificazione, anche come conseguenza della caduta dell’Unione sovietica, soprattutto definendo i termini della declassificazione (10 o 25 anni) e introducendo processi di declassificazione automatica. È stato emendato in senso restrittivo da Bush con EO 13292 con il quale le amministrazioni sono incoraggiate ad incrementare la classificazione e a posporre i termini di declassificazione

I processi di declassificazione devono tenere anche conto del Privacy Act e il Presidential Records Act.